Titolo: MEN, ONLY MEN, SIMPLY MEN

A cura di: Antonello Tolve

Artisti: Cristiano Berti, Paolo Bini, Ciriaco Campus, Gianluca Capozzi, Giulio Cassanelli, Piero Ceccaroni, Filippo Centenari, Luca Cerioni, Andrea Chemelli, Andrea Chiesi, Bruno Conte, Fabrizio Cotognini, Antonio De Marini, Antonio Della Guardia, Mauro Evangelista, Flavio Favelli, Giovanni Gaggia, Paolo Gobbi, Paolo Icaro, Benito Leonori, Pierpaolo Lista, Lello López, Domenico Antonio Mancini, Pierpaolo Marcaccio, Maurizio Meldolesi, Maurizio Mochetti, Valerio Rocco Orlando, Luigi Pagliarini, Francesco Parisi, Antonio Passa, Giuseppe Pietroniro, Iacopo Pinelli, Pino Pinelli, Vettor Pisani, Enrico Pulsoni, Maurizio Quarello, Marco Raparelli, Andrea Salvino, Alessandro Sarra, Salvatore Sava, Giovanni Scagnoli, Giuseppe Stampone, Giuseppe Tabacco, Lamberto Teotino, Giovanni Termini, Eugenio Tibaldi, Adrian Tranquilli, Gian Maria Tosatti, Ivano Troisi, Fosco Valentini. Con un componimento di Nanni Balestrini (da Blackout).

Data: venerdì 21 giugno ore 18.00

Luogo: GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata
Piazza Vittorio Veneto 7 (MC)

dal 21 giugno al 19 settembre 2019

www.abamc.it

MEN, ONLY MEN, SIMPLY MEN

L’Accademia di Belle Arti di Macerata è lieta di annunciare Men, Only Men, Simply Men, un’importante collettiva dedicata a quaranta nomi dell’arte e della cultura italiana che si terrà negli spazi della GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, in Piazza Vittorio Veneto 7.

A un anno esatto dalla mostra Women (organizzata in questo stesso spazio) in cui si evidenziava la volontà di varcare la soglia della semplicistica etichetta “di genere” per presentare un progetto lontano dalle mode del momento e si sottolineava con Tomaso Binga il desiderio di guardare l’artista come una persona che appartiene al mondo («l’artista non è uomo né donna ma una persona senza età, senza nazionalità: appartiene al mondo»), questo nuovo appuntamento dedicato a cinquantuno figure dell’arte italiana non è rivincita o divisione a reparto stagno tra stereotipate sezioni maschili e sezioni femminili, quanto piuttosto uno sguardo sul variopinto e brillante scenario dell’arte attuale.

Si tratta di un progetto che vuole essere libero, semplicemente libero di scegliere senza dover pensare o affogare nel bavaglio della correctness linguistica, libero di disegnare un discorso lontano da tutti quei cerimoniali che, tra sessismi e locuzioni alla moda come politically correct, hanno generato negli ultimi decenni un mostrificio senza contenuti: e libero inoltre di evidenziare l’importanza dell’arte italiana in un mondo curatoriale sempre più diffusamente imprigionato nei recinti delle insensate e ottuse esterofilie.

 

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